mercoledì 16 maggio 2018

Il gruppo facebook Medioevo nell'area mediterranea

Dalla metà del mese di febbraio 2018 è attivo in facebook il gruppo Medioevo nell'area mediterranea.




Si suppone che il numero di aderenti a fine maggio raggiunga quota mille. Fra le partecipazioni più attive vanno segnalate quelle di salernitani, pisani, siciliani e sardi, ma non mancano calabresi, romagnoli, laziali ecc. A titolo esemplificativo segnaliamo i post  più popolari nella prima metà di maggio 2018: le cronache del bizantino Ioannes Scylitzes, le fortificazioni di Berat in Albania, la pesca ed il commercio dei coralli in alcune parti del Mediterraneo grazie al prevalente interesse dei genovesi, diversi luoghi di Venezia e Pisa, la cittadella di Calvi in Sardegna, le vicende degli islamici irriducibili all'epoca di Federico II, la Chiesa dei SS. Pietro e Paolo dell'Agrò a Casalvecchio Siculo,  l'abbazia di San Nicola alle Tremiti, la chiesa di Santa Maria amalfitana a Monopoli, i luoghi delle crociate e via continuando.                 

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Alcuni degli aderenti hanno scritto anche libri, come da piccolo video di seguito:




domenica 6 maggio 2018

La Lanterna di Genova

particolare di dipinto di fine XIX


Oggi la città di Genova viene sovente esclusa per diversi motivi dall’orizzonte delle città d’arte italiane, ma questa città ha sempre attirato per molti secoli l’interesse di paesaggisti e vedutisti forestieri che hanno lasciato attente testimonianze della sua immagine. Pur non essendo sempre precise nella loro rappresentazione dal punto di vista dei particolari, trattandosi facilmente di interpretazioni artistiche e paesaggi reali, e dunque soggette a tutte le approssimazioni del caso, queste fonti iconografiche documentano la Lanterna in varie situazioni.


copertina del volume di Enrico Roncallo

Diversamente il volume "la Lanterna di Genova" (edito da youcanprint) tratto dalla mia Tesi di Laurea vuol essere un’analisi della Lanterna di Genova da un punto di vista tutto nuovo, il Faro di San Benigno viene sempre analizzato sotto l’aspetto artistico, non sempre dal punto di vista architettonico e archeologico.
E.R.



disegno sul frontespizio del Cartolari dei Salvatori del Porto datato 1371
La struttura del faro fu poi modificata per eventi successivi
conseguenti anche a fatti bellici (in particolare nel 1513)


home del web www.lanternadigenova.it  (con l'occasione
si segnala che diversi giovani urbanisti facenti capo alla Fondazione  Mario e Giorgio Labò
sono impegnati nella promozione di questo antico monumento genovese)


mercoledì 4 aprile 2018

Un romanzo e una vicenda industriale del medioevo


Romanzo storico in cui si intrecciano due storie, vissute in due secoli differenti: Marin Zanetti, giovane commerciante di stoffe, lascia la laguna veneziana alla volta di Cipro nel 1467, per diventare il supervisore del mulino e delle tenute Cornaro a Cipro. Intanto Andrea Cornaro, sindaco del Regno, sta programmando il fidanzamento del re Giacomo II di Lusignano, con sua nipote, Caterina Cornaro, l'ultima regina di Cipro.
Lorenzo Zanetti, rinomato chef rodigino, compie lo stesso viaggio seicento anni dopo, spinto dal bisogno di chiarire il mistero legato ad un suo antenato.
Sullo sfondo le vicende politiche dell'epoca, da Venezia al tempo della Serenissima, alla splendida isola di Cipro con la sua affascinante storia e le sue contraddizioni.

Nel XV secolo i Cornaro possedevano a Episkopi vaste piantagioni di canna da zucchero che veniva raccolta preferibilmente nella stagione secca e trasportata su carri trainati da cavalli a un mulino da zucchero che funzionava grazie a una ruota idraulica (c’era anche una macina a trazione animale). I contadini erano paroikoi, servi della gleba e la maggior parte degli archontes, i proprietari terrieri locali, era stata sostituita da nobili franchi. Dalla canna da zucchero si ricavava la melassa per spremitura e per ebollizione e questa veniva colata in stampi di argilla a forma di imbuto. In questo modo lo sciroppo colava verso il basso, mentre nello stampo rimaneva una pagnotta di zucchero in cristalli, che, una volta essiccata veniva venduta. L’ebollizione veniva fatta in calderoni di rame, che impedivano la ricristallizzazione del prodotto. La richiesta di zucchero da parte delle corti reali d’Europa, ma anche della gente comune in quegli anni era in crescente ascesa, d’altronde era meno caro e meno raro del miele. La produzione faticava a tener testa alla domanda e i metodi di  produzione dello zucchero venivano tenuti segreti per evitare la concorrenza. Nonostante ciò, in Europa occidentale stavano nascendo numerosi stabilimenti con mulini per la lavorazione dello zucchero e il monopolio di Cipro era stato così rotto.

nota a cura di Susy Valpreda Micelli


“Il Veneziano” di Lina Ellina (scrittrice cipriota che vive in Italia). Editore Brigo



il castello cipriota di Kolussi dove anche i cavalieri ospitalieri
 lavoravano lo zucchero (foto Dickelbers da wikipedia)

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la produzione di zucchero ebbe a svilupparsi pure in Sicilia (ad esempio nella zona
di Marsala). La cittadina di Trappeto (Palermo) ha questo nome perchè anticamente il luogo
 era chiamato "Trappetum cannamelarum" (la lavorazione dello zucchero da canna vi fu organizzata fin dal 1480 per iniziativa del ricco possidente Francesco Bologna). Erano coinvolti nell'industria
nobili siciliani, commercianti genovesi e catalani, investitori ecc.
 Per diverso tempo fu rilevante la produzione nella zona  della Baronia di Carini
In tempi successivi la coltivazione delle canne da zucchero in Sicilia fu abbandonata perchè
ritenuta non più conveniente per diversi motivi. Di seguito un'osservazione interessante:

il citato Acquedolci (ora comune) ha le canne da zucchero nel suo stemma

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questo è invece un volume per chi volesse fare qualche itinerario in Sicilia
Giulia Sommariva, la via dello Zucchero


sabato 31 marzo 2018

Adriano, Matilda e il salto nel mare

L’appassionante romanzo, edito da il Frangente, è basato su un’accurata indagine storica e ambientato nel secondo secolo dopo Cristo. 


Il libro, arricchito da un importante corredo di illustrazioni, racconta di Adriano, l’imperatore romano ossessionato dallo scorrere del tempo, e di sua moglie Sabina, donna troppo sensibile per vivere al fianco di un uomo pieno solo di se stesso.


Racconta di Matidia, intenzionata a proteggere la sorella Sabina, e del suo devoto amico Marco, marinaio e armatore di una piccola nave da carico. A fare da sfondo alle vicende che portano l’Autore alla formulazione di un’ipotesi sul complesso meccanismo di fatti storici che il tempo ha cancellato per sempre, c’è sua eccellenza e gioia sempiterna, il mare. Il mare indagatore dell’animo umano, il mare delle province dell’Impero che Marco affronta fra tempeste e benevoli soffi, per rincorrere l’irrequieto cammino di Adriano verso un’illusoria ricerca dell’immortalità.




Le più grandi città dell’Impero, la navigazione, i riti religiosi e l’astronomia, i pregiati vini e i salutari cibi dell’epoca portano il lettore in un entusiasmante viaggio nelle province dell’antica Roma, tra personaggi storici e avventure avvincenti vissute dal protagonista, le cui origini mantengono vivo il prezioso patrimonio culturale della lingua greca di Calabria.
Gianluca Sabatini, appassionato di mare, è alla sua seconda opera letteraria. La prima "Sulle rotte dei Romani", permette al diportista moderno di arricchire il proprio bagaglio culturale nautico e guardare con occhi diversi le località che si affacciano sul Mare Nostrum, nel quale affondano le radici della nostra civiltà.
G.S.